Al sud fare l’olio è un appuntamento annuale molto atteso, un rito , una tradizione sacrosanta, perché avere l’olio in casa è prosperità, ricchezza…
Quando arriva il tempo delle olive, in ogni famiglia c’è sempre qualcuno che si preoccupa dell’approvvigionamento dell’olio: il nonno, lo zio, il vicino che ha il chiuseto secolare…sembra quasi un dovere irrinunciabfdile.
Anche chi è emigrato al nord rientra nel suo paese natio a far provvista per tutto l’anno.
Questo fenomeno è evidente quando si entra in frantoio: qui il tempo si è fermato. Contadini e non, vigilano attentamente le loro olive, e seguono passo passo tutte le operazioni: dalla pesa allo spostamento cassoni, alla lavorazione.
Sembra quasi accompagnino un familiare o parte della loro vita ad un grande appuntamento….e non importa se è giorno o notte , fa freddo o caldo. Dopo un anno di lavoro, finalmente potranno vedere e gustare il frutto delle loro fatiche: l’olio.
E allora si vedono, soprattutto gli anziani, seduti ad attendere, pazienti, e sorvegliare i contenitori in cui verrà versato l’olio, magari marchiati con un pennarello, un etichetta…a segnare la proprietà. Quei bidoni precedentemente preparati e puliti ad arte, secondo un rito ben preciso.
Al termine del processo di lavorazione, al momento di separare l’olio, arrivano i rinforzi, i giovani della famiglia, figli, nipoti che aiuteranno a caricare l’olio appena prodotto e scortarlo fino a casa come fosse oro.
E’ il momento di gioire…i bimbi guardano curiosi questi strani macchinari, i ragazzi riempiono un piccola bottiglietta per la tradizionale bruschetta post-frantoio e i più anziani tirano un sospiro di sollievo…ormai l’olio è pronto…anche quest’anno la casa si è arricchita di un bene preziosissimo…l’ORO VERDE.